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Da IL GAZZETTINO di Domenica, 27 Gennaio 2008
SALVAGUARDIA
Esposto contro il costo dei cantieri. I NoMose si appellano alla Corte dei Conti
Assemblea permanente NoMose e associazione AmbienteVenezia si appellano alla Corte dei conti.
Sotto accusa, attraverso un esposto, sono stavolta i cantieri per la prefabbricazione dei cassoni del Mose nell'area sud della Bocca di porto di Malamocco. Cantieri, il cui costo ammonta a 97,1 milioni di euro, che potevano essere realizzati in altre zone e con una spesa notevolmente inferiore.Una volta ultimati i lavori (tra circa sette anni) l'opera sarebbe destinata ad essere rimossa in modo da ripristinare le aree occupate nella loro originaria configurazione: cioè spiaggia, battigia e mare. «È un cantiere che risulta necessario, vista la soluzione progettuale adottata, ma che non ha considerato altre alternative possibili meno costose - spiegano i NoMose -, e che consiste nella costituzione di una sorta di "rialzo" provvisorio nell'area a sud della bocca di Malamocco e di un impianto mediante il quale i cassoni potranno essere varati, nella sequenza e nei tempi richiesti dall'installazione»
Daniela Pierobon
COMUNICATO STAMPA DELL’ASSEMBLEA PERMANENTE NOMOSE
In riferimento alla ordinanza della Capitaneria di Porto di Venezia che, dal 25 marzo, causa lavori del Mo.S.E, autorizza l’accesso delle navi con pescaggio fino 38 piedi (12 metri) dalla bocca di porto di Malamocco, bloccando in pratica l’accesso delle superpetroliere fino a Porto San Leonardo, segnaliamo quanto segue.
Venezia, 14 gennaio 2008
MOSTRA MULTIMEDIALE – MATERIALI FOTOGRAFICI E VIDEOINSTALLAZIONI:
NoMose – No grandi navi in laguna – No al moto ondoso – No all’esodo degli abitanti e la trasformazione di Venezia in una Disneyland per milioni di turisti" mordi e fuggi" – No al patrimonio abitativo trasformato in Bed&Breakfast – No al degrado fisico e sociale della città - per uno sviluppo compatibile di una città unica al mondo che non ha bisogno di omologazioni e metropolitane sublagunari.

15 DICEMBRE: I NOMOSE A VICENZA A FIANCO DEI NO DAL MOLIN
Comunicato stampa dell’Assemblea Permanente NOMOSE
PAOLO COSTA A VENEZIA – DA SINDACO – HA FATTO APPROVARE CON L’INGANNO IL MOSE
PAOLO COSTA A VICENZA COMMISSARIO STRAORDINARIO PER REALIZZARE LA BASE DI GUERRA AL DAL MOLIN
Da un anno e mezzo le cittadine e i cittadini di Vicenza, che si oppongono all’insediamento di una nuova base militare USA al Dal Molin, stanno dando anche un esempio straordinario e una grande forza a tutti i movimenti che si oppongono all’imposizione dall’alto di grandi e inutili opere, devastanti per l’ambiente e funzionali solo ai profitti di pochi.
E’ il caso del contestato sistema di dighe mobili alle bocche di porto della laguna veneta, per il quale si stanno realizzando alcune opere preliminari.
Molte sono le analogie con il caso Dal Molin.
A partire dal fatto che il precedente Governo Berlusconi aveva iniziato l’iter ed il governo Prodi, nonostante le promesse elettorali, lo stia proseguendo.
Molti attori sono gli stessi: a partire dal quel Paolo Costa, commissario straordinario per il Dal Molin, il quale, da sindaco di Venezia, nel 2003, aveva dato il proprio voto positivo al progetto Mose nel Comitatone interministeriale per la salvaguardia di Venezia, nonostante avesse tutt’altro mandato da parte del Consiglio Comunale della città lagunare. La menzogna e il tradimento fatto a persona insomma, l’uomo per tutte le stagioni al servizio delle lobby degli affari e delle grandi imprese delle costruzioni; l’uomo che a Venezia è tra i responsabili di mille nefandezze, tra le quali dare il via libera all’iter di un altro grande bidone inutile e dannoso per la città e la laguna: la metropolitana sublagunare.
Sull’ecomostro MOSE, progetto che costerà 4,3 MILIARDI di euro, il Governo Prodi procede pervicacemente, incurante di ogni evidenza e prova, nel finanziare la prosecuzione dei lavori preliminari, un progetto del tutto inutile che ha già iniziato a creare danni al fragilissimo ambiente lagunare e con la sua prosecuzione produrrà un impatto devastante!
Nel programma elettorale il centrosinistra aveva promesso che sulle grandi opere avrebbero cercato in consenso delle comunità locali! Così come, per Vicenza, ogni altro insediamento bellico avrebbe dovuto essere subordinato ad una conferenza nazionale sulle servitù militari.
E’ stata tradita la fiducia degli elettori!
Oramai in Italia sono le lobby affaristiche a dettar legge e a condizionare le scelte del mondo della politica!
A nulla sono servite le numerose relazioni presentate durante i confronti tecnici sul Mose che segnalavano una valanga di illeciti procedurali, omissioni di pareri; vere e proprie illegalità sotto esame anche della Comunità Europea, della Corte dei Conti e del Tar del Veneto!
Noi continuano ad opporsi alla realizzazione del Mose, nonostante le denunce e la repressione. Ricordiamo che il 16 aprile 2008 inizierà il processo a decine di attivisti che nel settembre 2005 avevano occupato i cantieri del Mose al Lido, accusati persino di sabotaggio industriale.
Questo mentre si proseguono con lavori che non hanno nemmeno la Valutazione d’Impatto Ambientale, lavori funzionali ad un’opera di cui non esiste neppure un progetto esecutivo complessivo e che sono stati dati in concessione unica e senza gara d’appalto ad un unico pool di imprese – il Consorzio Venezia Nuova (in cui ci stanno lo solite imprese in lizza a anche per il Dal Molin) – in spregio a tutta la normativa nazionale ed europea sui lavori pubblici.
Venezia 13 dicembre 2007
Crolli, cedimenti, crepe e fessurazioni in tutta l'area Marciana, dopo i lavori di rialzo del molo da parte del Consorzio Venezia Nuova - lo stesso concessionario unico per il Mose e per tutte le opere in laguna -.
Il prof. Enzo Cucciniello, docente di progettazione ambientale e di tecnologie dell'architettura presso l'IUAV, in questo intervento pubblicato dalla Nuova di Venezia e Mestre del 5 dicembre scorso dà una sua interpretazione tecnica sui lavori eseguiti e non solo, criticando le cosiddette nuove tecniche di intervento che non tengono conto dei delicati equilibri tra suolo e costruzioni nella città insulare.
Il Magistrato alle Acque (che dovrebbe controllare i lavori ) nega che questi siano responsabili degli inconvenienti registrati, come pure la Soprintendenza ai Beni Ambientali ed Architettonici: del resto quando un unico Consorzio ha il monopolio assoluto dei lavori, chi controlla chi?
Oltre ai lavori non realizzati a regola d'arte e non compatibili con la città e le sue collaudate e millenarie tecniche costruttive, aggiungiamo noi il passaggio davanti all'area marciana di quei mostri, fuori scala con la città, che sono le mega navi da crociera, le quali con l'effetto risucchio e pistone delle immani eliche movimentano masse enormi di acqua che scavano sotto le fondamenta e con le vibrazioni fanno tremare pietre e palazzi.
Ma anche queste, per il Magistrato alle Acque e la Soprintendenza, non c'entrano nulla con crolli e fessurazioni.
E questi dovrebbero costruire le paratoie mobile del Mose per fermare il mare e salvare così i centri abitati lagunari?
PAGINA APERTA DELLA NUOVA DI VENEZIA E MESTRE DI MERCOLEDI’ 5 DICEMBRE 2007
L’INTERVENTO
Perché Venezia cede, e come rimediare
RINVIATA AL PROSSIMO APRILE LA SENTENZA DEL TAR DEL VENETO SUL RICORSO DEL COMUNE DI VENEZIA E DEL WWF SUI CANTIERI DI PREFABBRICAZIONE DEI CASSONI DEL MOSE A S.MARIA DEL MARE A PELLESTRINA.
L’inquinamento da polveri sottili è causato per il 38% dalle centrali elettriche,
Oltre alle 6 centrali elettriche presenti a Porto Marghera ce ne sono altre 5 in progetto. Le aziende hanno scoperto che fino ad una certa dimensione si possono costruire centrali elettriche senza valutazione di impatto ambientale, anche se sono a poche decine di metri dalle abitazioni.
Il caos regolamentare è aggravato anche dalla regione Veneto, una delle poche regioni ancora priva di un piano energetico.
La provincia di Venezia è diventata la più inquinata del Veneto, i limiti delle polveri sottili Pm10 superano largamente i limiti fissati dall Unione Europea.
SABATO 1 Dicembre SIT-IN davanti alla centrale VOLPI a Marghera
Venezia - 9 Novembre ore 10.30 Stazione ferroviaria
La Legge Finanziaria per il 2008 taglia redditi e servizi sociali, premia le imprese e finanzia ancora una volta grandi opere inutili e dannose quali la TAV o il Mose.
Mentre con la legge di bilancio vengono stanziati solo 5 milioni di euro per la salvaguardia di Venezia, per la manutenzione ordinaria e straordinaria, per i contributi ai restauri del patrimonio abitativo - tanto che il Comune è in gravi difficoltà nel proseguire i lavori di scavo dei rii, di restauro delle rive e delle fondamenta, ecc. - vengono stanziati ulteriori 170 milioni di euro per proseguire con le opere preliminari al Mo.S.E., che ormai è diventato un “pozzo senza fondo” di profitti per il Consorzio d’imprese che ha il monopolio assoluto sui lavori in laguna.
La città insulare sta continuando a perdere i suoi abitanti, perché la vita in città è sempre meno sostenibile per il problema della casa e dei prezzi, sta continuando a perdere il suo patrimonio abitativo trasformato in alberghi e bed&breakfast per un turismo che è diventato sempre più monocoltura e guadagno di pochi a scapito degli altri. L’alluvione del mese scorso, che ha colpito la città di terraferma, causando danni per milioni e milioni di euro, ha dimostrato che mentre si buttano miliardi per il Mo.S.E. la vera emergenza sta nell’assetto idrogeologico del bacino scolante e della terraferma, devastato dalle cementificazioni. Si continua ad insistere con le produzioni nocive della chimica di morte a Porto Marghera, quando sul futuro delle aree industriali libere si potrebbe puntare per un nuovo modello di sviluppo ecocompatibile.
L’Assemblea Permanente NoMOSE aderisce allo sciopero generale e generalizzato indetto dal sindacalismo di base:
Contro una legge finanziaria che ancora una volta taglia servizi pubblici e finanzia grandi opere inutili e dannose quali il Mo.S.E.
Contro la precarietà, per il reddito per tutti
Contro la militarizzazione dei territori e le grandi opere, per la salvaguardia dei beni comuni
Contro la criminalizzazione di chi lotta, per un altro mondo possibile
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